Autismo: 5 criteri per scegliere obiettivi educativi efficaci (e migliorare la vita di una persona con autismo)

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In questo articolo, scopri i 5 criteri che ti possono guidare per scegliere obiettivi educativi efficaci che contribuiscono a migliorare la qualità di vita di una persona con autismo.

Il fine dell’intervento educativo con una persona con autismo non è solo e semplicemente insegnare nuove abilità al ragazzo.

Se così fosse, non avresti bisogno di fare un’analisi iniziale di ciò che il ragazzo sa fare e potresti riempire le sessioni di apprendimento con qualsiasi attività ti venga in testa.

 

Invece, il fine dell’intervento educativo è fare la differenza nella vita di una persona con autismo.

Può sembrare una frase fatta e scontata. In realtà, fare la differenza, vuol dire aiutare l’individuo e coloro che gli sono intorno a raggiungere risultati socialmente significativi, che promuovano una migliore qualità della vita per loro stessi e chi li circonda.

 

E allora tutto cambia.

Diventa fondamentale analizzare la situazione di partenza del ragazzo e definire quali obiettivi è importante che raggiunga per migliorare la sua qualità di vita.

A questo punto, le abilità da insegnare e le attività da fare durante le sessioni di apprendimento diventano conseguenza di una pianificazione attenta e non un riempitivo senza logica.

 

Facciamo un passo alla volta. Innanzitutto sono fondamentagli gli obiettivi, cioè la direzione da prendere per migliorare la qualità di vita.

In questo articolo, ti parleremo di come scegliere gli obiettivi educativi.

Non è un compito semplice. Per fortuna, ci sono 5 criteri che ti possono guidare in questa scelta. Vediamoli insieme.

 

Criterio 1: ampiezza

Qui non parliamo di cambiamenti specifici nel comportamento, ma di un cambiamento che riguardi lo stile di vita di una persona e abbiamo un orizzonte temporale di largo respiro.

Ad esempio, “superare un esame” è un obiettivo troppo ristretto. Un obiettivo più ampio sarà ad esempio laurearsi.

 

Criterio 2: significatività sociale

Insegnare ad un bambino a leggere è sicuramente un risultato socialmente significativo perché avrà ripercussioni positive in tanti aspetti della sua vita, ad esempio poter coltivare una passione con una buona lettura o sapersi orientare leggendo i cartelli stradali.

Quindi, la domanda che devi porti è: ciò che impara può essere applicato nella vita di ogni giorno?

Socialmente significativo significa anche che il raggiungimento di un obiettivo è importante non solo per quella persona ma è di interesse primario anche per chi vive con lui. Il cambiamento di comportamento può inoltre consentire ad un’altra persona di comportarsi in modo più vantaggioso per lo studente stesso.

Se ad esempio per alcuni genitori è importante che il proprio figlio impari a pulire e tenere ordinata la sua stanzetta, il raggiungimento di quest’obiettivo li renderà più felici e meglio predisposti nei suoi confronti.

 

 

Criterio 3: legame con i bisogni, desideri e aspettative della persona.

Molto spesso siamo portati a insegnare ciò che noi pensiamo sia meglio per una persona invece di chiederci quali sono le preferenze dell’individuo.

Invece, dobbiamo tenere conto dei suoi bisogni, desideri e aspettative e anche di quelle delle persone che vivono con lui.

E qui è importantissimo il coinvolgimento della famiglia perché una persona esterna può dare una lettura più oggettiva della realtà ma non vive ogni giorno con la persona con autismo e quindi non è colui che beneficerà dei cambiamenti di quella persona.

A volte, può essere prioritario insegnare “come si sta a tavola” invece di “saper leggere”, perché così una persona con autismo e la sua famiglia possano passare momenti più piacevoli e rilassanti insieme.

Questo migliora la qualità di vita della persona stessa e di chi gli sta intorno (cioè il fine ultimo dell’intervento).

 

Criterio 4: fattibilità.

La persona di cui ti prendi cura deve avere la concreta possibilità di raggiungere gli obiettivi che definisci per lui.

Quindi, se una persona ha difficoltà nell’apprendimento, valuterai attentamente se l’obiettivo di “laurearsi” possa essere adatto a lui.

Infatti, tu non vuoi causare situazioni di frustrazione dovute al non raggiungimento dell’obiettivo perché questo peggiora la qualità di vita anziché migliorarla.

 

Criterio 5: oggettività nella osservazione e misurazione

Non devi essere solo tu che segui il ragazzo a constatare il raggiungimento dell’obiettivo ma chiunque.

E questo lo ottieni solo se definisci l’obiettivo in modo chiaro e preciso anche in termini di linguaggio e secondo criteri che tutti possono osservare in modo oggettivo.

“Essere più felice” non è oggettivo perché ciascuno di noi ha un proprio parametro per definire la felicità. Dobbiamo individuare quei comportamenti specifici che sono osservabili da tutti.

A titolo di esempio esemplificativo, potremo definire banalmente “l’essere felice” come “sorridere più volte durante la giornata”.

 

Obiettivi educativi: facciamo chiarezza con alcuni esempi

Alcuni esempi di obiettivi educativi non validi sono:

  • prendere 8 al compito in classe di Italiano (poco ampio);
  • essere meno depresso (non oggettivo);
  • imparare a classificare gli aggettivi (non significativo);
  • imparare a cucinare un dolce (poco ampio).

 

Sono invece obiettivi educativi validi:

  • laurearsi;
  • conseguire un reddito più alto;
  • partecipare alla prossima maratona cittadina;
  • suonare il pianoforte;
  • recuperare un debito formativo.

 

Intervento educativo: la persona al centro

Questi sono esempi generali, cioè non legati alla specificità di ciascun ragazzo.

Per costruire un piano educativo, è fondamentale mettere al centro la persona.

Dovrai, perciò, guardare con attenzione:

  • il suo punto di partenza (quali abilità possiede già)
  • il suo mondo interiore (quali sono i suoi bisogni e desideri).

 

E dovrai poi sforzarti di capire, coinvolgendo le persone che gli sono più vicine, quali obiettivi gli permettono di migliorare la sua qualità di vita.

Quelli che ti abbiamo mostrato in questo articolo sono i 5 criteri per scegliere gli obiettivi educativi.

Questo è un processo avanzato che richiede la conoscenza del ragazzo con il quale dobbiamo lavorare e della condizione autistica.

 

 

Disclaimer: questo articolo non persegue gli scopi di letteratura scientifica ma vuole essere un modo per semplificare concetti più complessi a chiunque sia interessato a conoscere il mondo dell’autismo

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