Autismo: come impostare la relazione per un insegnamento più efficace

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Il primo passo di un intervento educativo con una persona con autismo è creare una relazione efficace e in questo articolo ti diamo alcuni consigli per farlo.

Molto spesso siamo così presi da tutte le abilità che deve imparare una persona con autismo per essere più autonoma e socializzare maggiormente che ci buttiamo a capofitto a insegnargliele e ci dimentichiamo di ciò che sta alla base dell’insegnamento: la relazione.

La relazione è il canale attraverso cui passa l’apprendimento.

Quindi, prima ancora di insegnare, il primo passo dell’intervento con il bambino è creare la relazione.

 

Relazioni positive VS Relazioni negative

Avere una relazione positiva con il nostro ragazzo invece di una negativa può fare molta differenza nell’efficacia del nostro insegnamento.

Pensa al tuo lavoro: quando sei in un ambiente accogliente, hai un buon rapporto con i colleghi, non è più motivante lavorare?

Viceversa, quando c’è un clima di tensione e litighi con i tuoi colleghi, non vorresti fare tutto tranne che lavorare?

Per le persone con autismo, funziona allo stesso modo. Se crei un ambiente positivo con relazioni positive, sarà molto più motivante per loro apprendere e per te più semplice insegnare.

 

Viceversa quando pensi “vabbè il bambino si lamenta perché sa che ora deve lavorare”, vuol dire che non hai lavorato bene sulla relazione. Cioè non ti sei presentato a lui come uno stimolo appetibile.

 

In questo articolo, quindi, scoprirai come costruire una relazione che sia di supporto all’insegnamento e gli step concreti per farlo.

 

Il processo di costruzione della relazione: pairing

Il processo di costruzione di una relazione si chiama pairing, termine inglese che possiamo tradurre come “appaiamento”.

Con il pairing, appaiamo la nostra figura di insegnante (qui intendiamo colui che insegna abilità e non solo gli insegnanti di professione) ad uno stimolo piacevole per il ragazzo, ad esempio le bolle di sapone.

Se prima di iniziare a insegnare, fai le bolle di sapone con il bambino con autismo e questa attività per il bambino è piacevole, lui assocerà te ad un’immagine positiva.

In altre parole, trasferirà il valore positivo delle “bolle di sapone” alla persona che le fa.

Questo appaiamento tra stimoli positivi e te deve essere fatto in modo costante e consistente.

 

Un esempio di pairing: la pubblicità

Nella vita di tutti i giorni, tutti, più o meno consapevolmente, utilizziamo il pairing, più di quanto tu possa pensare.

Questo processo è molto utilizzato dai pubblicitari.

Pensa al caso dell’appaiamento “donne e motori”.

Statisticamente è provato che un’automobile si vende di più se, alla sua immagine, è associata quella di una bella donna, stimolo appetibile in grado di catturare l’attenzione di un uomo.

Qui, quello che per un uomo è il valore positivo dell’immagine di una bella donna, viene trasferito ad un oggetto neutro. L’automobile appunto.

 

Per par condicio, abbiamo anche un esempio al femminile: la pubblicità della coca-cola light.
Ricordi? C’erano delle donne che ad una certa ora del giorno si riunivano per vedere un muratore a torso nudo che beveva la coca-cola light.

In questo caso, la valenza positiva che l’immagine di un corpo maschile può avere per una donna, viene trasferita ad un oggetto neutro, la coca-cola appunto.

 

Il pairing nella vita di tutti i giorni

Sicuramente avrai avuto almeno una volta nella tua vita un oggetto “porta fortuna”.

Mi riferisco a tutti quegli oggetti come il maglione porta fortuna, la penna per fare gli esami o la maglia di quando gioca la propria squadra.

Sono oggetti che noi indossiamo perché pensiamo siano di buon auspicio per un determinato evento.

Ma questi oggetti portano davvero fortuna?

No. Semplicemente, questi oggetti erano stati appaiati precedentemente con dei successi e quindi abbiamo trasferito il valore positivo del successo all’oggetto.

 

Questo è il meccanismo che dovrai riprodurre con i tuoi studenti con autismo se vuoi rendere più motivante la successiva fase di insegnamento: devi appaiare in modo consistente degli stimoli appetibili con la tua immagine.

 

I 3 passi del pairing

  • Passo 1: crea una lista di potenziali stimoli appetibili e mettili in ordine di preferenza.

In questo modo, avrai il tuo bel foglio su cui avrai scritto la “hit parade” degli stimoli appetibili per ciascun ragazzo e potrai condividere questo documento con le altre persone coinvolte nel percorso educativo e riutilizzarlo tu stesso per le prossime sessioni di apprendimento.

  • Passo 2: presenta al bambino gli stimoli appetibili senza alcuna richiesta (non dirò di guardare lo stimolo, non gli richiederò di fare un’azione specifica, ecc.).

In questa fase, devo essere semplicemente il mezzo attraverso cui il bambino riceve degli stimoli appetibili, cioè a cui lui attribuisca un valore positivo.

  • Passo 3: quando vediamo che il bambino inizia ad avvicinarsi a noi ed è a suo agio nell’ambiente, possiamo iniziare l’insegnamento vero e proprio, facendogli eseguire delle semplici istruzioni.

 

 

Avvertenze per l’uso del pairing

E se lo studente è già impegnato in un’attività divertente?

Avrai cura di non interromperlo, perché altrimenti non sarai visto come quello che gli ha fornito degli stimoli appetibili ma colui che gli ha sottratto degli stimoli appetibili.

In questo caso, puoi provare a rendere quella attività più divertente senza irrompere prepotentemente o distruggere quello che lui stava facendo.

Ad esempio, se un bambino ha un trenino in mano e devi insegnarli i colori, non gli toglierai il trenino per dargli i colori in mano e farli iniziare a denominare.

Al contrario, potrà tenere il trenino e, dopo che ci avrete giocato un po’ insieme, potrai insegnarli i colori utilizzando i colori di cui è composto il treno.

E questo perché, tu come insegnante devi essere colui che aggiunge valore a quello che si fa, assumendo una valenza positiva e rendendo più motivante l’apprendimento e non quello che sottrae qualcosa, assumendo una valenza negativa.

 

Piccolo consiglio: inizialmente limita al bambino l’accesso agli stimoli appetibili in un ambiente. Così ogni volta che lo stimolo compare nell’ambiente sarà l’insegnante ad averlo reso disponibile e quindi ad aumentare la sua valenza positiva.

 

Come comportarsi con una persona con autismo al alto funzionamento

Con una persona con autismo ad alto funzionamento, certamente non puoi limitarti a consegnargli degli stimoli senza parlare con lui, perché sarebbe una cosa innaturale e troppo limitata per le sue capacità.

Ad esempio, potrai chiedere a lui stesso quale gioco vuole fare e poi iniziare a giocare con lui.

Con alcuni ragazzi con interessi speciali molto sviluppati, il pairing può consistere semplicemente nel chiacchierare con loro dei loro interessi. Questo per loro ha un grandissimo valore.

 

Quanto dura il pairing?

Domanda da un milione di punti! In altre parole: c’è un momento in cui puoi smettere di appaiare stimoli positivi alla tua figura di insegnante?

La risposta è no.

Il pairing dura per sempre perché anche se lo facciamo in modo consistente nelle fasi iniziali, la relazione una volta creata va mantenuta.

E quindi, in ogni momento delle sessioni di insegnamento, dedicherai una parte alle attività a rinsaldare il legame studente-insegnante.

Man mano che trascorrerai del tempo con il ragazzo conoscerai sempre di più le sue attività preferite e sarai in grado di usarle sempre meglio per condizionare in modo positivo la vostra relazione.

 

Da ciò avrà beneficio l’apprendimento che sarà molto più motivante per lui e, aspetto non secondario, anche la vostra stessa relazione ne trarrà beneficio.

Infatti, se esegui bene il pairing, il bambino vorrà trascorrere del tempo con te in quanto avrá imparato dall’esperienza, che la tua presenza rende più piacevole e divertente il suo tempo.

 

Disclaimer: questo articolo non persegue gli scopi di letteratura scientifica ma vuole essere un modo per semplificare concetti più complessi a chiunque sia interessato a conoscere il mondo dell’autismo

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