Logopedia e autismo

Logopedia e terapia ABA per l'autismo

Che ruolo può svolgere la logopedia nel percorso terapico di una persona con autismo? Abbiamo approfondito l’argomento con la nostra logopedista, la dott.ssa Ilaria Di Candia.

 

Cos’è la logopedia e in cosa può aiutare le persone con autismo?

La Logopedia è la specializzazione sanitaria che si occupa della prevenzione e del trattamento riabilitativo dei disturbi del linguaggio, della comunicazione, della funzione orale e della deglutizione in età evolutiva, adulta e geriatrica, come ad esempio dislessia, afasia, disprassia, disgrafia, discalculia, dislalia, disortografia, disfasia, disfonia, afonia, difficoltà di apprendimento, disfemia, deglutizione atipica, balbuzie ed altri disturbi del linguaggio.

I logopedisti sono terapisti che si specializzano nel trattamento di problemi di linguaggio e disturbi della comunicazione.

Sono una parte fondamentale del trattamento riabilitativo del bambino con autismo. Con lo screening precoce e l’inquadramento psicodiagnostico dei soggetti a rischio, i logopedisti spesso possono intervenire in modo efficace sull’evoluzione del bambino.

 

Quando un bambino autistico deve cominciare la logopedia e quanto può durare un percorso?

Una volta effettuata la diagnosi di autismo o disarmonia evolutiva, l’equipe medica costituita da neuropsichiatra infantile, foniatra, logopedista e neuropsicomotricista valuta il modo migliore per favorire la comunicazione e migliorare la qualità della vita del bambino e della sua famiglia.

Solitamente prima dei tre anni è già possibile diagnosticare lo sviluppo disarmonico del bambino, i ritardi di linguaggio possono essere riconosciuti fin dai 18 mesi d’età. L’autismo in alcuni casi può essere diagnosticato già dai 10-12 mesi. Quindi, prima si intraprende un percorso riabilitativo, migliori saranno le possibilità di recupero.

È molto importante iniziare la logopedia più presto possibile, quando si può avere il maggiore impatto sullo sviluppo.

I primi quattro anni di vita rappresentano un periodo di massima plasticità cerebrale: la riabilitazione funzionale è tanto più efficace quanto più è precoce. Ad esempio, aspettare che un bambino autistico inizi a parlare spontaneamente prima di fornirgli la riabilitazione logopedica è il modo più sicuro per condannarlo al “mutismo verbale” o a forme più gravi di “disfasia”.

Un trattamento intensivo, individualizzato può aiutare a diminuire l’isolamento invalidante che può derivare da questa disabilità favorendo la comunicazione sociale.

La ricerca americana mostra che i bambini che migliorano maggiormente spesso sono quelli che ricevono una terapia logopedica volta “all’oralmotor”, cioè alle esercitazioni prassiche. Spesso questo aspetto del linguaggio viene sottovalutato e non si crea un momento logopedico puro nel piano riabilitativo.

É importante intervenire su tutti gli aspetti linguistici e comunicativi in modo sinergico, tutte le figure professionali che interagiscono con il bambino devono avere obiettivi comuni e condivisi e soprattutto la famiglia deve essere il fulcro dell’intervento.

 

La logopedia è utile sia a persone con autismo ad alto funzionamento che a basso funzionamento?

La logopedia può risultare molto utile ed importante nell’intervento con le persone autistiche, indipendentemente dal loro funzionamento o, come mi piace dire, dal loro modo di essere, ma essendo spesso isolata ed effettuata per poche ore settimanali non può sostituire la presa in carico ed il trattamento specifico e globale. Motivo per cui oggi più che mai, si parla di approccio multiprofessionale e interdisciplinare, dando per intendere che nessun intervento specialistico può ritenersi esaustivo.

Per la prima volta, nel DSM V sentiamo parlare della possibile presenza di “alterazioni del linguaggio oltre che di “Comunicazione sociale”. In realtà ogni logopedista che si occupi di bambini con sospetto o diagnosi di autismo può constatare che spesso alle difficoltà comunicative e sociali si associano difficoltà del linguaggio in produzione e in comprensione che possono coinvolgere diversi ambiti, come quelli articolatorio, fonologico, lessicale, morfo-sintattico, narrativo e pragmatico, senza dimenticare la possibile correlazione con difficoltà negli apprendimenti scolastici.

Esiste inoltre un’alta percentuale di persone con autismo che presentano anche disprassia verbale o, ancora, l’ipersensibilità sensoriale, presente in tanti soggetti autistici, può coinvolgere le funzioni legate all’alimentazione e quindi il distretto oro-buccale.

Per tali ragioni diventa fondamentale proporre un training specifico per ogni singola difficoltà, curato da un logopedista specializzato che si occupi del bambino dalla sua presa con un’adeguata e precisa valutazione logopedica che vada ad integrare quella cognitiva e funzionale, per fornire un quadro completo del profilo di sviluppo del bambino ed il conseguente piano di intervento.

 

Come si interviene su autistici non verbali e su autistici verbali?

Se il bambino è “non verbale”, quindi non parla e presenta problematiche maggiori nel linguaggio, il logopedista può introdurre strategie comunicative alternative CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa).

Ci sono varie strategie di intervento e molto dipende dalle caratteristiche del bambino al quale deve essere somministrata la terapia, a volte queste metodiche, a mio avviso, possono essere miscelate tra loro.

Tecniche di terapia del linguaggio possono includere:

  • “facilitatori” elettronici;
  • comunicazione facilitata;
  • utilizzo di schede di immagini con le parole, noti come sistemi di comunicazione aumentativa, associazione di immagini ad oggetti che fungono da facilitatore, utilizzate al posto delle parole per aiutare il bambino ad imparare a comunicare;
  • utilizzo dei gesti a volte presi direttamente dalla Lingua Italiana dei Segni (LIS) e a volte creati, modificati e adattati alle capacità del bambino.

Un messaggio che si deve tener presente è che la logopedia può migliorare la comunicazione globale del bambino: questo, a mio avviso, facilita la possibilità di avere relazioni sociali, di stabilire scambi interpersonali nella vita quotidiana.

 

Come la logopedia può interagire con la terapia ABA?

L’ABA offre un grande aiuto nell’insegnare ai bambini a comunicare: le tecniche usate nell’ABA fungono da complemento e da supplemento nelle strategie efficaci nell’insegnare la comunicazione ai bambini.

Io credo che ci sia una relazione quasi simbiotica tra logopedia e ABA. Da una prospettiva clinica, ora definisco gli obiettivi in termini molto più oggettivi e misurabili, come l’ABA ci impone, e metto in atto gerarchie di apprendimento più sistematiche, basate sulle necessità individuali del bambino.

L’esigenza di raccogliere i dati in un programma ABA assicura che il programma proceda con regolarità, nonché richiede un continuo confronto di raccomandazioni terapeutiche. Il logopedista può stabilire un importante collaborazione con i professionisti ABA, psicoterapeuti BCBA e terapisti RBT. Questa collaborazione diviene anche più importante quando il bambino sta avendo difficoltà ad acquisire una capacità.

La collaborazione tra professionisti che conoscono lo stile di apprendimento del bambino è la chiave per superare gli ostacoli nell’imparare.

Un altro vantaggio è che, grazie a questa collaborazione, ogni professionista sa sempre come fare il proprio lavoro. Il logopedista può spiegare gli obiettivi futuri e i terapisti ABA possono adattare i programmi o cominciare ad eliminare adeguatamente gli aiuti basandosi sulle analisi fatte possibilmente dai dati emergenti.

Nessun bambino è una tavola rasa: c’è sempre qualcosa da fare per migliorare la sua vita, l’importante è che lo si faccia con efficacia professionale e tanto amore (operante motivazionale): tutti coloro che si occupano di un bambino hanno come obiettivo quello di fornirgli le ali, poi sarà lui a spiccare il suo volo.

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