Perché devi usare la punizione il meno possibile (con bambini con autismo)

la-punizione-bambini-autismo-blog-associazione-dallaluna

Quali sono gli effetti collaterali della punizione, perché va usata il meno possibile e come affrontarla in modo efficace? In questo articolo, trovi le risposte a queste domande.

Sin da piccoli le abbiamo subite e da grandi abbiamo imparato ad utilizzarle come se fosse l’unica soluzione a tutti i problemi. Qui stiamo parlando della famigerata PUNIZIONE.

Se da un lato è vero che possiamo raggiungere subito l’effetto desiderato di ridurre o azzerare i verificarsi di un comportamento sbagliato, dall’altro ci sono delle conseguenze a lungo termine sui bambini o sui ragazzi che dovrebbero farci desistere da utilizzare la punizione come unico strumento educativo.

 

Ad esempio, come vedremo più avanti, le punizioni non insegnano alcun comportamento e quindi non contribuiscono a migliorare la qualità di vita di una persona.

 

In questo articolo, dunque, scoprirai:

 

Cos’è (veramente) la punzione?

Secondo l’ABA, la punizione è qualsiasi evento successivo ad un comportamento, che ha la proprietà di ridurre in futuro la frequenza del comportamento stesso quando si verificano condizioni simili.

Per parlare di punizione, devi essere in grado di affermare con certezza che il comportamento che punisci si riduce in frequenza.

Ad esempio, togliere un video gioco ad ragazzo che ha preso un voto basso a scuola non è necessariamente una punizione. Prima di tutto, togliere il videogioco non è una conseguenza immediata del prendere il voto basso. Inoltre, non possiamo saperlo con certezza fino a quando non vediamo che i suoi voti migliorano (e quindi il comportamento di prendere “voti bassi” diminuisce in frequenza). Se la situazione persiste, non abbiamo messo in atto una punizione perché il comportamento non è stato ridotto.

 

Le punizione si dice positiva quando presenti uno stimolo avversivo (cioè aggiungi qualcosa). Ad esempio:

  • Rimprovero
  • Sculacciata
  • Dolore fisico
  • Rumore alto

Le punizione si dice negativa quando rimuovi uno stimolo gradevole. (togli qualcosa). Ad esempio:

  • Perdita di punti
  • Togliere l’attenzione
  • Eliminare un privilegio

 

Effetti indesiderati della punizione

Quello che trovi qui sotto è un paragrafo del codice etico degli analisti comportamentali. Sebbene sia qualcosa a cui, chi lavora con l’ABA, deve attenersi scrupolosamente, in generale è un’indicazione che può adattarsi a chiunque si prenda cura di una persona con autismo.

4.05 Rinforzo/Punizione

L’analista comportamentale raccomanda il rinforzo piuttosto che la punizione, ovunque sia possibile. Qualora siano necessarie procedure di punizione, l’analista comportamentale include sempre nel programma procedure di rinforzo per comportamenti alternativi.

Per esempio, supponiamo di dover lavorare con una persona che emette un comportamento mantenuto da rinforzo automatico molto pericoloso, che è necessario far terminare perché compromette la qualità di vita o l’integrità fisica della persona con autismo che hai in carico.

Potrebbe essere un comportamento come sbattere la testa contro il muro in modo così forte da provocarsi lesioni.

La prima cosa che potrai fare sarà trovare un comportamento alternativo che produca una fonte di rinforzo altrettanto potente che possa sostituire la conseguenza ottenuta dall’emissione del comportamento problematico.

Poi, potresti provare a rinforzare tutti gli altri comportamenti al di fuori di questo comportamento.

Nel caso in cui le strategie rinforzanti non dovessero funzionare e la conseguenza del comportamento problema dovesse essere più dannosa della punizione, come ultima spiaggia, potrai mettere in atto una punizione per quel comportamento.

 

Specifichiamo che si tratta solo di un esempio e che ogni comportamento deve essere attentamente analizzato prima di poter pianificare e poi implementare un programma di intervento efficace.

Ecco un’altra lezione che possiamo imparare dal codice etico:

 

4.10 Procedure meno restrittive possibile

Quando si occupa di comportamenti problema, l’analista comportamentale revisiona e valuta la restrittività di interventi alternativi e raccomanda sempre le procedure efficaci con il minor livello di restrittività

Se per esempio il comportamento problema è “colpire gli altri” e devi allontanare il ragazzo dalla situazione (tecnicamente si dice “time out”), puoi mettere in campo diverse azioni che hanno un più alto o più basso grado di restrittività come:

  • farlo rimanere seduto alla sedia (restrittività lieve)
  • allontanarlo dall’ambiente sociale in cui è avvenuto il comportamento (restrittività moderata)
  • confinarlo in uno stanzino privo di stimoli (restrittività elevate).

 

In questo caso, non sceglierai la procedura più restrittiva possibile ma dovrai utilizzare la procedura che ha il massimo livello di efficacia con la minore ristrettività possibile.

Ovviamente, qui diamo per scontato che non vadano mai usate punizioni fisiche o che comunque possano danneggiare la persona.

 

6 motivi per evitare l’utlizzo della punizione

Ok, forse ora ti starai chiedendo “perchè devo evitare la punizione?”

Ci sono diversi motivi:

motivo #1: reazioni emotive, comportamento aggressivo e tentavi di controllo.

In altre parole, la punizione, se non gestita in maniera adeguata, potrebbe essere inefficace ed avere come effetto quello di incrementare l’intensità o la frequenza del comportamento problema che potrebbe diventare ancora più difficile da gestire.

Potrebbe inoltre innescare comportamenti aggressivi o causare effetti emotivi collaterali spiacevoli, come ad esempio il pianto.

 

motivo #2: fuga ed evitamento

Questi due comportamenti possono assumere diverse forme, come evitare le condizioni in cui è erogata la punizione, comportamenti collaterali per evitare la punizione, nascondersi o “ingannare”.

E questo è esattamente il contrario di quello che vogliamo. La relazione positiva e piacevole tra educatore e studente è fondamentale per l’efficacia di un intervento

 

motivo #3: contrasto comportamentale

Se un comportamento è punito in un contesto, potrebbe aumentare in un altro contesto dove non ci sono le stesse circostanze.

Ad esempio, immagina che un comportamento sia sistematicamente punito a scuola.

Cioè, ogni volta che è un ragazzo urla a scuola viene mandato fuori dalla classe. A scuola, il comportamento si riduce.

Cosa succede quando il ragazzo è a casa?

Potrebbe urlare di più se il comportamento non viene punito allo stesso modo.

E questo rischio si corre per qualsiasi altro contesto che non sia quello scolastico.

 

movito #4: Chi esercita la punizione può fungere da modello

Immagina un papà che mentre sculaccia il bambino, gli dice “questo ti insegnerà a non fare a botte con i tuoi compagni”.

Cosa potrebbe fare il bambino?

Esattamente il contrario. Potrebbe infatti imitare il modello che vede in quel momento: un comportamento aggressivo.

 

Tra gli anni ’60 e ’70, lo psicologo sociale Bandura condusse degli esperimenti sull’imitazione del comportamento da parte dei bambini.

Ad alcuni bambini veniva mostrato un adulto che giocava con una bambola.

In un caso, l’adulto giocava con la bambola accudendola in modo gentile.

Nell’altro caso, invece, la maltrattava e la puniva.

Dopodiché, ai bambini veniva data la possibilità di giocare con la bambola esattamente come volevano.

Indovina cos’è successo?

I bambini che avevano visto picchiare e maltrattare la bambola si comportavano esattamente allo stesso modo quando era il loro turno di giocare.

Noi insegniamo con l’esempio. Non dimenticarlo.

 

motivo #5: rinforzo per colui che esercita la punizione.

Esiste il rischio che chi eserciti la punizione ne ricorra all’uso sempre più frequentemente.

Il motivo per cui questo accade è molto semplice. Se riesci a far smettere una persona di urlare allontanandolo, la tranquillità dovuta all’assenza di urla funzionerà come rinforzo per te e quindi sarai portato ad utilizzare questo comportamento perché riesci ad ottenere quel risultato che desideri.

 

motivo #6: la punizione non insegna nulla

Se usata da sola, la punizione indica “cosa non si deve fare” e non quale sia il comportamento appropriato.

Quindi, la punizione si limita a ridurre i comportamenti problema e non promuove comportamenti alternativi che possano migliorare la qualità di vita della persona.

 

5 regole per usare la punizione in modo efficace

Se la punizione diventa l’unica strada alternativa da percorrere, almeno cerca di farlo nel modo più efficace possibile.

Ecco alcune semplici regole per farlo:

 

  1. Punisci immediatamente il comportamento problema

Infatti, maggiore è la distanza temporale tra il comportamento e la punizione, minore è l’efficacia della conseguenza nel ridurre il comportamento.

Pensa al bambino che si comporta male a scuola e la sera viene punito non guardando la televisione. È passato troppo tempo affinché il bambino, soprattutto se con autismo, sia in grado di mettere in relazione i due eventi.

In questo caso, dovrai utilizzare la “promessa della punizione”, cioè prima che avvenga il comportamento gli dici che conseguenze avrà.

Quindi, potrai fargli vedere il video del comportamento sbagliato che ha emesso e visivamente (con una card ad esempio) gli mostrerai la perdita del privilegio, guardare la TV appunto.

 

  1. Utilizza punizioni di intensità appropriata

Dovrai usare una punizione che sia sufficientemente intensa da far cessare quel comportamento, ma stando attendo al fatto che non sia troppo restrittiva.

 

  1. Se decidi di punire un comportamento, fallo ogni volta che accade

Facciamo un esempio. Un ragazzo rientra a casa oltre l’orario previsto. La madre gli dice “non fa niente, magari cerca di tornare prima la prossima volta”. Il padre, invece, gli dice “tu per tre mesi non esci la sera”.

Cosa farà il ragazzo?

Eviterà innanzitutto la persona che lo punisce, il padre. E poi, emetterà il comportamento problema quando sa che ad aspettarlo a casa c’è solo la madre.

Quindi, non avrà imparato a rientrare a casa all’orario previsto ma ad evitare la punizione del padre e quindi il comportamento non sarà ridotto.

 

  1. Elimina il rinforzo per il comportamento

Non devi eliminare solo il comportamento ma ciò che tiene in vita quel comportamento, cioè il rinforzo.

Se un ragazzo si gratta il braccio fino a provocarsi lacerazioni, non devi limitarti a bloccarlo. Infatti, anche se potrebbe non verificarsi più il comportamento in tua presenza, se per lui è piacevole certamente lo farà in altri contesti.

Ciò che tiene in vita quel comportamento, infatti, è la sensazione del grattarsi.

Quello che potrai fare, sarà, ad esempio, mettere un manicotto al braccio oppure una pomata anestetica, in modo che grattandosi il ragazzo non provi più piacere (e quindi rimuovi il rinforzo di quel comportamento, nel caso specifico si tratta di “estinzione sensoriale”).

 

  1. Rinforza comportamenti alternativi

Ogni volta che riduci un comportamento problema, devi assicurarti di insegnare un altro comportamento alternativo al ragazzo e rinforzare questo comportamento.

 

Punizione sì o punizione no?

 

Come hai visto in questo articolo, la punizione non è il miglior strumento educativo perché ha diverse contro indicazioni.

Quindi, dovrai riservarlo solo in casi eccezionali in cui non c’è altro che puoi fare.

E quando, dunque, sarai costretto ad utilizzare la punizione, segui alcune semplici regole per usarla nel modo più efficace possibile.

Vuoi partecipare in diretta alla prossima intervista? Clicca qui e riserva il tuo posto

Disclaimer: questo articolo non persegue gli scopi di letteratura scientifica ma vuole essere un modo per semplificare concetti più complessi a chiunque sia interessato a conoscere il mondo dell’autismo

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *