Comunicazione con segni: alternativa per bambini non vocali

Comunicazione con segni nell'autismo

Per alcune persone con autismo che posseggono una difficoltà nel comportamento vocale, la Comunicazione con segni può rappresentare un prezioso strumento.

 

Tutti abbiamo la necessità di comunicare con gli altri. Questa affermazione può sembrare scontata, ma la verità è che molto spesso non consideriamo le conseguenze di una mancata o inefficace comunicazione, forse perché siamo naturalmente predisposti a farlo in modo funzionale.

Pur non avendo compromissioni degli apparati fonatorio-uditivo, alcune persone con autismo non hanno abilità vocali e vivono con frustrazione l’impossibilità di fare richieste, esprimere i propri bisogni o pensieri, denominare e commentare quello che accade intorno a loro. Questo le porta a manifestare comportamenti problema.

Per questo, insegnare una forma alternativa di comunicazione nell’autismo, come il linguaggio dei segni, rappresenta una utile compensazione alla mancanza e diventa fondamentale per ridurre la frequenza e l’intensità di questi comportamenti problema.

 

Cosa si intende per Comunicazione con segni

Per comunicare in modo efficace sin dagli anni ’50 negli Stati Uniti, sono stati sviluppati dei sistemi alternativi alla comunicazione vocale che prendono il nome di Comunicazione Aumentativa Alternativa (C.A.A.), cioè un’area della pratica clinica che cerca di compensare la disabilità, temporanea o permanente, di bisogni comunicativi complessi.

La C.A.A. utilizza tutte le competenze comunicative della persona, includendo le vocalizzazioni, le abilità gestuali, il movimento oculare, ecc.. Esempi di C.A.A. utilizzati anche con le persone con autismo sono: P.E.C.S., linguaggio dei segni, software di comunicazione, Vocas, tabelle di comunicazione.

Con la definizione Comunicazione con segni si fa riferimento a un sistema che permette di comunicare con altre persone utilizzando il movimento delle mani determinandone una precisa configurazione, movimento, orientamento e luogo, in modo tale da creare un’unità linguistica di base (come la parola) che in questo sistema chiameremo segno. Bisogna precisare che, nonostante si cerchi di utilizzare le stesse configurazioni delle mani e sintassi della Lingua italiana dei Segni, la Comunicazione con segni, necessita di essere modificata e plasmata sulla base delle capacità fino-motorie dei bambini con autismo.

 

Autismo e Comunicazione con segni

Il linguaggio dei segni può essere molto efficace nel ridurre i comportamenti problema e nell’incrementare la facilità del training d’insegnamento. E questo essenzialmente perché il segno ha tre caratteristiche.

  1. Può essere generalizzato più facilmente e usato in qualsiasi contesto rispetto, ad esempio, alle tabelle di comunicazione o ai PECS, perché è difficile avere tutti i simboli necessari o tutta la strumentazione tecnologica sempre con sé. Per esempio immaginiamo, un bambino che impari il segno ‘’cane’’ in un contesto di apprendimento strutturato. In altri contesti come una passeggiata con i genitori, un film, cartone animato, per lo stesso bambino sarà più facile e immediato fare il segno del cane per denominarlo e quindi avere gratificazione sociale da parte dei genitori. Questo sarebbe diverso se lo stesso bambino dovesse usare una tavola con immagini o un raccoglitore con flashcard, in quanto, non sempre avrebbe la possibilità di utilizzarlo o il tempo di farlo.
  2. È immediato, genera una velocità nella comunicazione che non influenza il controllo dello stimolo né del parlante né dell’ascoltatore. Ad esempio immaginiamo che per voler dire “ voglio che Francesco giochi con me a palla” noi dovessimo cercare 4 immagini differenti all’interno di un raccoglitore, successivamente di metterle in ordine su una striscia e poi consegnare la striscia alla persona interessata. È probabile che, nello svolgere tutte queste operazioni, si possa non ricordare più esattamente cosa volesse comunicare o che possa perdere la motivazioni verso quello che voleva ottenere con la comunicazione. Al contrario, se immaginiamo un rapporto tra pari, quindi tra bambini, l’interlocutore potrebbe più facilmente perdere interesse o motivazione nell’aspettare la richiesta, rispetto ad una Comunicazione con i segni che invece sarebbe più immediata ed efficace.
  3. Stimola la stessa area cerebrale del linguaggio vocale, pertanto, sviluppando la prima, contemporaneamente, si sollecita una migliore vocalizzazione.

 

Tutto ciò spiega perché le persone non vocali e con buona capacità fino-motoria generalmente preferiscano adottare la Comunicazione con segni.

 

 

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Una risposta

  1. Michela ha detto:

    Bellissimo per il linguaggio dei segni s può imparare ?grazie per

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